La psicologia giuridica ha come oggetto di studio il diritto e la giustizia, come organizzazione e come campo di attività centrato sulle decisioni dei giudici e sugli interventi tecnici collegati ad esse; pertanto, costituisce un ambito disciplinare complesso che valorizza approcci di taglio psicologico sociale.
Un’area importante della psicologia giuridica è la psicologia giudiziaria. Tradizionalmente questa branca si è occupata della psicologia del reo e di tutti i ruoli che intervengono nel processo (l’indagato e l’imputato, il pubblico ministero, il testimone, la vittima, gli avvocati, la giuria). La psicologia giudiziaria studia, quindi, tutti gli attori processuali.
Un’area importante della psicologia giudiziaria è la psicologia forense che si occupa dei fattori rilevanti ai fini della valutazione giudiziaria e che quindi risponde ai quesiti ed alle richieste specifiche del giudice, del pubblico ministero o degli avvocati in sede peritale. Lo psicologo giuridico, in questo ambito, è chiamato anche a valutare aspetti legati alla “responsabilità” sotto il profilo psicologico (in campo minorile) e alla “pericolosità sociale” dell’imputato.
Poi abbiamo la psicologia giuridica finalizzata alla tutela dei minori, che studia e valuta le condizioni/situazioni problematiche e a rischio in età evolutiva in ambito civile (separazione, affido, abbandono, adozione, audizione, gravidanza, consenso al matrimonio, in riferimento al benessere e alle capacità dei minori) e in ambito penale (maltrattamento e abuso, capacità e attendibilità della testimonianza, capacità di prestare il consenso); l’opera dello psicologo giuridico è essenzialmente prestata attraverso consulenze tecniche (CTU- Consulente tecnico d’ufficio; CTP- Consulente tecnico di parte), ma anche con lo studio e la ricerca di modelli operativi e interpretativi.