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La II tiratura del libro “Ora che non ci sei più” depositato presso l’archivio diaristico nazionale come “opera meritoria a futura memoria”  riporta la prefazione di Dacia Maraini. (Di seguito)

 

Ho conosciuto Livia diversi anni fa a un incontro letterario e subito mi ha parlato di Mariella, la figlia che ha perduto per una forma di tumore raro e della cui morte non si è mai consolata. Mi ha detto anche di avere letto il mio libro “ La grande festa” in cui racconto dei vari modi di convivere coi nostri morti, analizzando in particolare la visione cattolica del distacco per confrontarla con quella delle filosofie orientali per le quali la morte è una “grande festa”, celebrata con la partecipazione di tutti i parenti e gli amici, tramite colorite veglie e pranzi o altre cerimonie che rimandano alla preistoria dell’umanità. Questo libro, insomma, dice che l’ha aiutata a superare il grave lutto. Il dolore di una madre che perde una figlia o un figlio credo sia il più atroce dei dolori: va contro le leggi della natura, sconvolge il ritmo necessario dell’alternarsi delle generazioni, toglie ogni speranza nel futuro. E credo che Livia per qualche tempo sia stata tentata di chiudersi in un lutto inesprimibile e solitario che l’avrebbe portata a una morte civile e psicologica. Ma per fortuna è riuscita a superare questa tentazione, grazie alle sue energie spirituali, alla sua fiducia nel futuro nonostante tutto, al rapporto intenso con le altre figlie, ai sempre vivi interessi sociali e culturali che l’hanno portata anche a realizzare dei prestigiosi premi letterari ispirati ai valori da lei perseguiti in vita, a sostegno dell’AIRC, l’associazione che è impegnata nella lotta contro il cancro. In questi anni ha raccolto i diari che hanno accompagnato la malattia della figlia Mariella, ha ragionato su quella esperienza e ne ha fatto un fattore di crescita anziché di rancore e sofferenza muta. Dal libro traspare la figura di una persona meravigliosa. Nel profondo del suo cuore aveva un’anima gentile che risplendeva luminosa in ogni sua azione. Ecco perché la sua aura rappresenta un esempio imperituro delle qualità migliori che possa possedere un essere umano. A tutti piaceva avere a che fare con lei e starle vicino perché la sua vitalità dava sicurezza e tra l’altro aveva la capacità di infondere sempre energia e buon umore a chi era in preda alla tristezza per svariati motivi. Così oggi disponiamo di un libro che è subito stato accolto dal grande e importante archivio diaristico di Pieve Santo Stefano come testimonianza di un fatto personale, ma anche universale da tramandare a futura memoria. Non è solo lei infatti a sapere cosa vuol dire perdere una figlia, tante altre madri conoscono questa terribile esperienza, ma anche per coloro che non hanno figli per scelta o per impossibilità, le sue parole raccontano qualcosa che appartiene a tutti e può essere simbolizzato nella perdita di futuro dell’umanità intera, smembrata da guerre, malattie, criminalità, fame, violenze di ogni genere. Ecco l’importanza di questa narrazione, privata e universale nello stesso tempo. Ci riguarda tutti e non possiamo che commuoverci nel leggerla, trovando, assieme alla voce narrante, il coraggio di uscire dall’inerzia di un dolore troppo grande, per entrare nel mondo della parola, della documentazione, della storia, del racconto, ovvero del rapporto dialettico col mondo.

Dacia Maraini