Un episodio accaduto al mare - Angela Di Palma
Una volta, da piccola mi spersi sulla spiaggia perché, dopo essere andata alla fontanella a bere, invece di scendere la scala del mio stabilimento, scesi quelle di un altro perché erano tutti uguali, come pure la disposizione delle cabine per cui, non vedendo i miei in quella che credevo fosse la mia, incominciai a disperarmi perché convinta che se ne fossero andati dimenticandomi lì.
Piangendo come una forsennata, m'incamminai verso la fermata dell'autobus. Un signore, impietosito, mi prese per mano e cercò di calmarmi offrendomi una caramella che aveva in tasca. Mi staccai subito dalla sua mano e ripresi a correre ancora più forte pensando a tutte quelle storie che spesso mi raccontava mia madre sul rapimento dei bambini utilizzando proprio le caramelle per attirarli.
Arrivai alla fermata del pullman e, meno male, c'era Biagio, l'autista che mio padre considerava come un fratello; era lì ad attendere i bagnanti per il rientro.
Mi condusse dai miei che, attorniati da mezza spiaggia, presagivano già chissà quale sciagura mi fosse capitata. Man mano che mi avvicinavo, sentivo mia madre che, con un fazzoletto bagnato sulla fronte, urlava: " Sarà affogata! Perché non vuole perdere il vizio di stare sempre in acqua!" e, rivolta a mio padre che riteneva sempre responsabile di tutto quello che accadeva:"Te l'avevo detto che non era il caso di venire al mare con tutti questi bambini! Da domani non se ne fa più niente!.
Mio padre, accanto, cercava di calmarla col suo solito ottimismo:" ma tu credi che tua figlia sia una cretina?, quella, curiosa com'è se ne sarà andata ad esplorare qualche altro stabilimento!". All'apparire delle mia figura, impaurita, tenuta per mano da Biagio che in quel frangente acquistava una tonalità eroica, tutti si sciolsero in lacrime e mia madre, per i giorni a seguire, mi tenne sottocchio vietandomi anche di andare al bagno da sola.
Questo episodio, quando andiamo al mare, lo racconto sempre ai miei nipotini.























