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1° Contest - "Tutta colpa del mare" - Marzia Ornofoli

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Tutta colpa del mare - Marzia Ornofoli


La luce del sole filtra dalla persiana della finestra, il dolce suono delle onde che s’infrangono sulla spiaggia mi hanno svegliato, adoro ascoltare la voce del mare, ma mi alzo e vado sul terrazzo e la leggera brezza che viene dal mare mi accarezza la pelle e fa muovere la mia camiciola trasparente, come se fosse un tendina d’organza.

Mi cambio e pochi minuti dopo sono fuori di casa, un occhiata veloce c’è molto da fare per riportarla al suo splendore, è stata chiusa per tre anni, i miei non ci sono venuti finché io sono rimasta a studiare in America, sono una biologa veterinaria marina, e ora sono tornata qui, dove il mio amore per il mare cominciò. I ricordi, mentre corro sulla spiaggia, tornano alla mente: allora avevo solo sedici anni ed nonostante che avessi scelto il liceo scientifico non sapevo cosa avrei fatto da grande, fu quell’estate che decisi.
La scuola era finita e i miei genitori mi mandarono con i nonni al mare, certamente con delle regole precise, cercavo di rispettarle, per quanto l’irrequietezza giovanile mi permetteva, anche allora mi piaceva correre in riva al mare, e amavo guardare la sua distesa d’acqua, ma lo amavo come può amarlo una ragazzina di sedici anni.
La vita mi sembrava monotona e priva d’interesse, l’unico momento che mi sentivo in armonia con ciò che mi circondava era quando correvo sulla spiaggia. Tutte le mattine percorrevo sempre lo stesso tratto, e tutte le mattine incontravo un ragazzo che tirava in secca una piccola imbarcazione, i primi tempi ci guardavamo, poi cominciammo a salutarci, io passavo alzavo il braccio e lui salutava, poi un giorno mi si parò davanti e con un sorriso mi disse:
"Ciao, io sono Alberto Girardi, e tu?".
"Rossella Rinaldi".
Alberto era più grande di me, presto sarebbe andato all’università, ci mettemmo a parlare, mi disse che intendeva diventare biologo marino, perché adorava il mare, mi raccontò dei suoi sogni, m’insegnò a nuotare sott’acqua, e a guardare il mare come non l’avevo mai visto, a riconoscere le varie razze dei pesci, la differenza tra i delfini, le balene, le razze eccetera, mi fece comprendere cosa l’inquinamento produceva su le creature marine e sull’eco sistema che le governava.
Ricordo ancora il giorno in cui mi portò all’acquario che era a pochi chilometri da dove vivevo, grazie a un suo amico e al fato che lui vi lavorava, riuscimmo ad entrare e ad avvicinarsi alle vasche dei delfini, degli squali, delle razze, quando ci portò alla vasca dei delfini scoprimmo che una femmina stava per partorire, fu un parto difficile, il piccolo era girato nel modo sbagliato, il veterinario faticò non poco per far nascere il piccolo, ma alla fine il piccolo nacque e mamma e figlio nuotavano conti dentro la piccola vasca dove era nato il piccolo delfino, mi chiesero di dare un nome al piccolo delfino, e dopo d’averci pensato un po’ decisi di chiamarlo Felix.
Nel viaggio di ritorno non dissi una parola, pensavo a quanto era meraviglioso il mare e quanto erano meravigliose le sue creature, e quando Alberto fermo la macchina gli dissi:
"Anch’io diventerò una biologa e non solo diventerò anche veterinario".
"E tutto questo quando lo avresti deciso?".
"Oggi, o forse no, forse è già un po’ che ci penso, ma solo oggi ne ho preso coscienza".
"Ah, ho capito, vorrà dire che avrò una concorrente", rise Alberto.
Credo che allora Alberto non mi abbia preso molto sul serio, forse ora si ricrederebbe, ma d’allora sono trascorsi dieci anni e dopo quell’estate non ci siamo più visti, ricordo con molta dolcezza Alberto, e devo ammettere che lui fu anche il mio primo amore.
I ricordi si fermano e io continuo a correre su quella spiaggia dove ho conosciuto quel ragazzo che voleva diventare biologo marino, dai capelli rossi e dagli occhi verdi, pensando a cosa farò ora. Sono tornata in Italia con l’idea di trovare un lavoro qui nella mia patria e ho mandato curriculum a diversi acquari ma non mi hanno ancora risposto, mi rendo conto che però non lo ancora mandato a quell’acquario dove tutto è nato, così prendo la decisione di mandarglielo, anzi glielo porterò io stessa, mi giro su me stessa per tornare a casa, e con la coda degli occhi vedo un uomo alto che ha indosso solo dei pantaloncini corti, dai capelli rossi e dagli occhi verdi, che sta tirando sulla spiaggia una piccola imbarcazione, quasi istintivamente lo saluto e lui mi saluta, poi corro a casa, mi faccio una doccia e mi preparo la colazione, poi mi vesto, mi guardo allo specchio, i capelli neri sciolti sulla spalle tenuti ai lati da due forcine a forma di cuore,  gli occhi neri leggermente contornati dalla matita nera, e un lieve strato di lucidalabbra sulle labbra, non ho bisogno di altro, l’abbronzatura è perfetta, sì posso essere soddisfatta, salgo in macchina e parto per la cittadina dove si trova l’acquario.
Il viaggio dura circa un ‘ora e quando arrivo lasciò la macchina nel parcheggio, vado direttamente negli uffici della dirigenza, chiedo del direttore, la ragazza mi guarda e mi dice:
"Mi dispiace ma il direttore riceve solo per appuntamento".
"Capisco", rispondo, pensando che era ovvio, così chiedo, "L’ufficio personale?".
"Da quella parte", mi risponde la ragazza irritata, indicando una scala.
Sospiro, non gli chiedo a che piano si trova l’ufficio personale, sono convinta che se lo faccio mi manda a quel paese, proprio in quel momento mi sento dire:
"Salve, si ricorda di me ci siamo visti questa mattina, sulla spiaggia?".
"Sì certo, che mi ricordo, stava tirando in secca una imbarcazione".
"Già, permetta che mi presenta, sono il direttore dell’acquario, il mio nome è Alberto Girardi".
"Wow allora ci sei riuscito, sei diventato il direttore dell’acquario dove lavoravi", lui mi guarda con gli occhi spalancati, chiedendosi come faccio a sapere quale fosse uno dei suoi sogni, conscia di essere in vantaggio gli dissi ancora, "Ora sei tu che non ti ricordi di me?".
"Mi spiace, ma…", rispose lui scuotendo la testa.
"Dieci anni fa ci siamo incontrati esattamente come oggi", lui mi guarda ancora perplesso perciò i dico, "Una ragazzina di sedici anni che un giorno ti disse che sarebbe diventata una biologa veterinaria marina".
Questa volta lui alzò un sopraciglio poi sorrise allargò le braccia e abbracciandomi esclamò.
"Rossella, la mia Rossellina". Credo che la ragazza della portineria abbia pensato che il suo capo fosse impazzito, ma poco importa, Alberto e io continuammo a parlare ancora un po’ dei vecchi tempi poi lui mi chiese: "Cosa ti porta qui,?".
"Volevo consegnare questo, nella speranza che il direttore lo leggesse", gli dico consegnandogli il curriculum.
Lui lo sfoglia e lo legge rapidamente poi sorridendo mi dice:
"Bene ci sei riuscita, sei diventata ciò che avevi detto, e sai una cosa ho proprio bisogno di una biologa veterinaria", si gira e dice alla ragazza, "Chiami il signor Rossi e dica di preparare un contratto per la dottoressa Rinaldi, noi andiamo nella vasca di Felix"
Mi prese sotto braccio e usciamo, mi spiega che Felix, il delfino che avevamo visto nascere, si era ammalato e che gli erano comparse delle chiazze bianche, mi informo di cosa abbia diagnosticato il veterinario del centro, Alberto mi che era accaduto da poco e che purtroppo il veterinario se n’era già andato, lui aveva cercato di analizzare le macchie ma con scarsi risultati, e sperava che io risolvessi il problema.
Mi ci è voluto diverso tempo per capire cosa avesse colpito il nostro amico, ma alla fine Felix e guarito, ormai si è anche abituato alla mia presenza e a quella di Alberto, dentro alla sua vasca e ora gioca con noi, salta e sfreccia allegro, mentre lo guardiamo all’improvviso Alberto mi afferra per la vita mi attira a se e mi dice:
"Vediamo dov’eravamo rimasti dieci anni fa?".
"Ma non so, tu cosa ricordi?".
"Che avrei voluto tanto fare una cosa".
"Perché non l’ai fatta?".
"Perché ero più grande di te"
"E ora?".
"E ora sei grande anche tu"
Le sue labbra si uniscono alle mie , mentre Felix con un guizzo salta sopra di noi. Se quell’estate non fossi andata in vacanza al mare non avrei mai incontrato l’uomo che segno il mio destino nel lavoro e nell’amore.







 

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